TOBIA LAMARE

dirty soul surf rock from south east Italy

Non è semplice definire cos’è la Lounge Music. E’ difficile inquadrare i suoni perché le sue coordinate stilistiche potrebbero trovarsi molto più facilmente in un libro sul design che sopra un pentagramma. E’ però possibile immaginare quando è nata la musica lounge: ruggenti anni ’50 in un dopoguerra che vedeva scapoli cinquantenni soggiornare in alberghi lussuosi nelle mete esotiche più gettonate come le isole del Pacifico. Posti in cui il secondo conflitto mondiale non aveva seminato distruzione e dove bisognava soddisfare l’esigenza di un sottofondo musicale che andasse in coordinato dei martini cocktail mentre i nostri prodi scapoloni si immolavano in grandi strategie di conquista per la serata.

Quindi serviva un sottofondo fatto di orchestre completate da strumenti esotici con sonorità atipiche che, soprattutto durante i ‘60s, interpretavano grandi successi del pop o del rock. La lounge music era l’ammorbidente della serata, ovvero tutto quello che ti serviva per creare la giusta atmosfera per lo scapolo giaguaro o per la donna pantera. Anche i film di Hollywood facevano la loro parte nel creare fantasie esotiche, d’altronde Elvis a Graceland si fece arredare una “Jungle Room” in perfetto stile Tiki.

Dal Pacifico al Mar Mediterraneo la mutazione delle orchestre in chiave easy listening si palesa nel piano bar da Riviera, dove  il milionario scapolone si trasforma in bagnino e a farla da padrone è un sassofono alla Fausto Papetti che sembra voler sbottonare le camicette delle avvenenti signore a ogni nota di assolo. Tutto assolutamente esotico e molto Felliniano.

 

L’evoluzione sonora, durante i novanta, però è avvenuta anche miscelando questo bagaglio culturale da cult movie a ritmi e groove che la facevano da padrone sui dance floor di tutto il mondo, trovando a volte il break beat e a volte della drum and bass in chiave bossa.

Robert Passera è uno dei protagonisti del lounge revival a cavallo del nuovo millennio, ma come ci racconta, la sua esperienza dietro ai piatti era iniziata a farsi seria durante gli anni ottanta. Partendo dalla disco e passando attraverso la acid house e acid jazz, ma sempre immergendosi nelle colonne sonore, arriva sui dance floor di tutto il mondo con “I was a ye ye girl” e “Gringo on the rocks”. Prima di ballare come un pazzo i singoli di Robert, avevo scoperto i Montefiori Cocktail, Sam Paglia, Mike Flowers, Frank Popp Ensemble, Pizzicato Five e tutto un sound che si legava insieme attorno al globo. Quanti dischi della Irma Records, quante colonne sonore stampate dalla Plastic, quanti film ristampati in DVD e locandine originali scovate nei mercatini. Ascoltate la pillola Robert e poi tuffatevi in un sound che potrebbe farvi fare un figurone durante un aperitivo a due con le bollicine, un tappeto di finta tigre e il caminetto acceso. Love and rock n roll.

It’s not that easy to give an exact definition of Lounge Music because it is easier to find some matched styles on a vintage design book than on a pentagram. It is possible to wonder when Lounge Music was born: rugged ‘50s with middle-age bachelors on holiday in super luxury hotels somewhere exotic on an island in the Pacific Ocean. Places where the second world war didn’t destroy and where a musical background was needed while our gentlemen showed their techniques to approach a lady with a martini cocktail.

Hawaii in the ’50s

They needed a smooth background made by an orchestra with an exotic sound that could be able to rearrange pop and, later in the ‘60s, rock hits. Lounge music was a softening for the night mood or everything you needed to set the perfect atmosphere to help our cougar man to make a move on the panther lady. Hollywood movies had their part in pushing the exotic fantasy in the dreams of all the people, even Elvis had a full tiki style furnished room in Graceland called “the Jungle Room”.

Robert Passera

Robert Passera

The lounge orchestra sound had a mutation going from the Pacific to the Mediterrean Sea and becoming what I call a “Riviera style piano bar”: where the beach life guard took the place of the bachelor and the Fausto Papetti’s sax sound seemed to unbutton all the charming lady’s shirts with every note of the solo. Everything exotic and with a Fellini touch.

The evolution of this sound, in the 90’s, has been also the result of mixing cult movies culture with rhythm and grooves that were danced all over the world, like breakbeat or a drum n bass line in a bossa version.

Robert Passera is one of the key artists of the lounge renaissance of the new millennium, but he started to dj in the ‘80s.  He was into disco and moved through acid house and acid jazz but being always in deep connection with the soundtracks of the 60s and 70s. Robert arrived on the dancefloor all over the world with the super hit “I was a ye ye girl” and with “Gringo on the rocks”. Before Robert I had discovered Montefiori Cocktail, Sam Paglia, Mike Flowers, Frank Popp Ensemble, Pizzicato Five and a sound that had a bond for different bands and procedures all over the world.  I was a big fan of the lounge revival and I bought so many album from Irma Records or  from Plastic., old movies in dvd and original posters and everything I could find in some flea market. I suggest to listen to some Robert Passera production and to lose yourself into some records that could help you with an aperitif for two, with some sparkling wine, a fake tiger carpet and the fireplace on. Love and rock n roll.

“A diciassette anni ero stata chiamata da Pasolini per interpretare mamma Roma, ma poi vide che ero troppo giovane e allora mi disse che avrebbe avvertito un suo assistente (Bernardo Bertolucci) per una parte nel film La commare secca”. E’ iniziata così la carriera di Gabriella Giorgelli: con un treno da Livorno diretto a Roma, una valigia e due occhi come fari abbaglianti, per citare Mal.

Delitto sull'autostrada (1982)

Delitto sull’autostrada (1982)

Novantaquattro film, il primo nel 1962 e oggi è ancora grande la voglia di girare. Le chiedo con chi e mi risponde magari con Sorrentino, Garrone (e altri) ma anche con Quentin Tarantino che tanto si è ispirato a quei cult movies italiani degli anni ’60 e ’70.

Le sue interpretazioni ci fanno conoscere una donna bellissima e piena di energia che ha fatto parte di un altro mondo e modo di fare cinema. Nella nostra chiacchierata non mancano mai i riferimenti musicali e ai grandi maestri delle colonne sonore come Ritz Ortolani e, ovviamente, anche ai maestri della cinepresa come Fellini che la scelse per la “Città delle donne”. Gabriella fa parte della generazione del Piper di Roma: una generazione che ballava e che viveva una libertà diversa da quella di oggi anche grazie al boom economico. Oggi le sembra che non ci sia la ricerca della libertà da parte delle nuove generazioni. Mi vengono in mente invece le fughe da teen-ager di Bob Dylan  e Jackson Browne negli anni sessanta e lei conferma che oggi è molto più facile trovare un quarantenne comodo in casa che scomodo in fuga.

Il mondo è cambiato e così è cambiato anche il cinema. C’era più cura dei particolari nei film  a “zampa di elefante”. Tiro fuori il nome di Simeoni e delle sue locandine mentre parliamo degli spaghetti western, della commedia boccaccesca, dei film con Thomas Milian, di Bombolo, della commedia all’italiana e del suo immortale ruolo di “Cinzia Bocconotti” nel film “Delitto sull’autostrada”. Dice Gabriella: -Ancora oggi ai mercato di Roma mi chiamano Cinzia!-. Ricorda bene il super film psichedelico Terzo canale – Avventura a Montecarlo (1974) pieno di musicisti: New Trolls, Ivan Graziani, Ricchi e Poveri, Mal e i The Trip dove alla chitarra c’era un certo Ritchie Blackmore (Deep Purple).

Il covid ci tiene distanti ma possiamo sempre usare questo tempo per  andare alla ricerca di  film, suoni, canzoni, immagini e storie. Possiamo anche usare questo tempo sospeso per fare conoscere alle nuove generazioni un tempo a cui loro potranno forse ispirarsi e, magari, cercare quello spirito di libertà ed entusiasmo per la vita che si rifletteva nelle scelte, a volte giuste e a volte sbagliate, ma sempre piene di avventura.

 

“When I was seventeen I was selected by Pier Paolo Pasolini for the main role in Mamma Roma, but then he thought that I was too young for that movie and he called an assistant (Bernardo Bertolucci) to suggest me for a part in La commare secca”. Here it starts the long career of Gabriella Giorgelli: a train from Livorno to Rome, a suitcase and two big dazzling eyes. Ninetyfour movies with the first one shot in 1962. Today she wants to act more and more and she would love to be directed by Sorrentino, Garrone or Quentin Tarantino that has always been inspired by Italian cult movies from the ‘60s and the ‘70s.

Gabriella with Federico Fellini

Her characters introduce us to a beautiful and dynamic woman that lived another world and way to make movies. During our chat we have talked about the soundtracks and the big composer like Ritz Ortolani, and also about the great directors like Fellini that chose her for “La Città delle donne”. Gabriella belongs to the years of the Piper in Rome: a generation that danced and lived a different kind of freedom. Different years when the economic boom made the difference. Today she doesn’t see a searching for freedom from the new generations. I agree and mention the young Bob Dylan or Jackson Browne running away from home in the 60s and she replied that nowadays it is easier to find someone living with parents than escaping from them.

 

Il cinico, l’infame, il violento (1977)

The world has changed and so has the cinema. The was more research and caring of the details in the vintage films. As usual I talk about Simeoni and his posters while we are quoting some spaghetti westerns, Boccaccio’s movies, Thomas Milian, Bombolo, the commedia all’italiana and of Gabriella’s immortal character Cinzia Bocconotti in “Delitto sull’autostrada”. She said -Even now when I go to any market in Rome they call me Cinzia!-. She remember well the lysergic movie Terzo canale – Avventura a Montecarlo (1974), full of music and musicians: New Trolls, Ivan Graziani, Ricchi e Poveri, Mal and the Trip where there was a guy named Ritchie Blackmore (Deep Purple) playing guitar.

Covid put a distance much bigger than one meter between people. We are stuck but we can use this strange time to look for new and old sounds, movies, songs or stories. We can introduce the new generations to the analogic era and find the same pursuit of freedom that guided us to make good and bad choices but also to live a life full of spirit of adventure.

C’è un confine tra i film cult e il resto delle produzioni cinematografiche che può essere espresso in quanto tu tieni a queste pellicole dimenticate. Succede che ti ritrovi a esserne un grande fan e  non riesci a spiegarne il motivo. Poi ti viene in mente Quentin Tarantino con il suo amore per Sergio Leone, il kung fu e i film assurdi e tutto prende un senso. Sono produzioni che sono state girate durante un’altra epoca, quando i registi erano aiutati più dagli stuntman che dagli effetti digitali e le locandine venivano disegnate a matita. Le colonne sonore erano sempre grandiose anche per una trama semplice o una sceneggiatura che non avrebbe sicuramente vinto nessun Oscar. C’erano persone reali, nudi reali e corpi reali. Erano come un film di George Méliès con una grande percentuale di esoticismo e assurdità, come se fossi trasposto in un seducente sogno grottesco.

la sanguisuga conduce la danza

Stiamo fluttuando attraverso un universo parallelo dove i perdenti hanno di solito il loro riscatto vincendo una notte d’amore con la super sexy insegnante, amica, zia, poliziotta o qualunque cosa sia caliente.  C’è un grande numero di stereotipi ma posso dire che i perdenti sono, di solito, di genere maschile. Le donne e le ragazze posso essere sovraesposte, nude e vestite sexy ma in genere sono le vincenti, e hanno un cervello.

Non stiamo parlando di Fellini o di Antonioni. Stiamo parlando di qualcosa di assurdo ed estremamente sexy. Sono d’accordo con Walter Veltroni sul fatto che destra e sinistra più estrema andavano d’accordo al cinema. Era il bilanciamento degli anni ’70: film facili per anni pieni di violenza.

Patrizia Webley è stata molto gentile e ha accettato di farsi intervistare in diretta telefonica. Le ho chiesto delle sue canzoni d’amore preferite per San Valentino e lei ha tirato in ballo Battisti, Dalla e Mina di cui ha scelto il brano “Insieme”. Abbiamo parlato anche del cinema cult e di quegli anni di produzioni selvagge. Patrizia ha recitato in Saloon Kitty (1975) di Tinto Brass e in altri film come: PlayMotel, Malabimba, La sanguisuga conduce la danza, Classe Mista, L’educanda, Il letto in Piazza.

Le piace ricordare “Le caldi notti di Caligola” (1978) diretto da Roberto Bianchi Montero dove lei interpreta Livia: la donna che seduce Caligola con il suo incredibile lato-b e salva l’Impero dalla distruzione. “Malabimba” (1979) è un oscuro soft core avvolto in un’atmosfera grottesca e bizzarra. Patrizia appare molto spesso nella commedia all’italiana come: L’educanda, Classe mista, La ragazza alla pari, Il letto in piazza, La sorprendente eredità del cocco di mamma. In più di una recensione si nota il disappunto per non essere stata scelta come protagonista o per essere stata lasciata troppo vestita in “Classe Mista” oppure in “La vergine, il toro e il capricorno”. La teoria di molti è che le sue curve avrebbero fatto passare in secondo piano addirittura quelle di Edwige Fenech.

Stiamo attraversando un periodo difficile. Non sono anni facili e forse questi film cult possono essere d’aiuto per le nuove generazioni che scoprono un genere completamente folle e nuovo per loro, ma anche per i vecchi teenager come me che in caso di pericolo si rifugiano dentro un mondo fatto di  groove degli anni ’70. 

There’s a thin line that remarks a border between cult movies and the rest of the movie industry, that could be expressed in how much you care about these forgotten films. It happens that you discover yourself as a big fan but it is hard to explain why. I quote Quentin Tarantino all the times with his love for Sergio Leone, kung fu and weirdo movies.  They were shot during another era when directors where helped more by stuntmen than by digital effects and the posters were drawn more than photoshopped. Soundtracks were always great even for a simple plot and not an Oscar winning script. There were real people, real nudes, and real bodies. They are a like a George Méliès movie with a big percentage of weirdness and exoticism, like if you were transposed into a grotesque teasing dream.

We are floating through a parallel universe where losers usually have their reward at the end of the movie winning a night of love with a super sexy teacher, friend, aunt, police woman or whatever is hot.  There is a big amount of stereotypes but I can say that losers are usually from the male gender. Women and girls can be over exposed, naked and sexy dressed but they are usually winners, and they have a brain.

We are not talking about Fellini or Antonioni. We are talking about something weirdo and extremely sexy. According to the well know Italian politician Walter Veltroni, even the extreme opposites in politics had an agreement at the movies. It was the balance of the ‘70s: easy movies for years full of violence.

Patrizia Webley was so kind to be interviewed by phone. I asked about her favorite love song during the San Valentino’s week but we also talked about that years of cult movies.

She acted in Saloon Kitty (1975) directed by Tinto Brass and in movies like: PlayMotel, Malabimba, La sanguisuga conduce la danza, Classe Mista, L’educanda, Il letto in Piazza and many more.

She likes “Le caldi notti di Caligola” (1978) directed by Roberto Bianchi Montero where she performed as Livia: the ones who charmed Caligola  with her sexy bum and saved the Roman Empire from the destruction. Malabimba (1979) is an obscure soft core full of a grotesque and bizzarro atmosphere. Patrizia appeared more than once in some “Commedia all’Italiana” like: L’educanda, Classe mista, La ragazza alla pari, Il letto in piazza, La sorprendente eredità del cocco di mamma. More than one reviewers blame about the fact that she had minor roles like in “Classe Mista” or in “La vergine, il toro e il capricorno” and many people think that her body wasn’t showed because it could start an embarrassing competition with the super sexy main character Edwige Fenech.

We  are walking through a very though period. These are not easy years. Maybe cult movies can help in a sort of distraction for young people discovering them for the first time and for old teenagers like me that in case of danger they go in a world made of ‘70s groove.

What do you expect from a Xmas playlist? I can say that I’d love to find some tunes that bring me back to a warm place of my memories. It doesn’t need to be a real place. Christmas time are not always  nice and easy days for everyone. Family ties can be stronger or weaker when you have a Mr/Mrs Scrooge around. The big issue is that Scrooge is not going to redeem and reborn as a lovely person on the morning of 25th of December.

I have always been lucky to have so many people around me during Xmas time. We were, and are, a big family made of friends in love with music. Whatever else was around it was only an additive: lovers, parties, food, drinks, drugs. We believed in music and we followed the sounds and the songs that made us comfortable. My number one sounds for Xmas belongs to the ‘70s, to the soul music and something from the eighties, to the crooners and to my nineties. I know that they are  lots of different sounds together but you will enjoy my playlist. Have your favorite drink,  call someone you miss, smile and Merry Christmas.

Cosa ti aspetti da una playlist di Natale? Mi piacerebbe trovare pezzi che mi portano indietro in un posto caldo nei miei ricordi, e non è necessario che sia un luogo reale. Natale non è sempre un periodo semplice e di festa. I legami familiari diventano più forti ma anche più deboli quando hai intorno un signore o signora Scrooge. Il punto è che Scrooge non sempre diventa una persona buona e simpatica al mattino del 25 dicembre.

Sono sempre stato fortunato ad avere sempre tanta gente intorno durante il periodo natalizio. Eravamo, e siamo ancora, una grande famiglia fatta di amici innamorati della musica. Qualsiasi cosa fosse intorno era comunque un additivo: amori, feste, alcol, cibo, droghe. Credevamo nella musica e seguivamo i suoni e le canzoni che ci mettevano a nostro agio. I miei suoni preferiti per Natale sono quelli degli anni ’70, un po’ di soul, sicuramente qualcosa di ‘80s, i crooner e i miei anni ’90. Sono un sacco di sonorità diverse ma vi piaceranno. Metti la playlist in rotazione, prepara il tuo drink preferito, telefona a qualcuno che ti manca e infine sorridi. Buon Natale

 

Sergio Caputo

La pubblicità non è sempre stata spam nelle nostre email. Il secolo scorso ha visto piccole opere di creatività per promuovere marchi e prodotti. In Italia ci sono stati spot diretti da Federico Fellini e da Pasolini ma ricordiamo anche Franco Battiato ritratto in foto con stivali da cowboy e pantaloni stelle e strisce per promuovere un divano. Anni di ricchezza economica dove si poteva contare su investimenti per uscire fuori dai soliti clichè della produzione pubblicitaria.

La mia amica Rosa Maria Lettieri durante gli anni ’80 ha curato con la sua agenzia molti degli spot televisivi e, in questa puntata di #PILLOLE, ci ha regalato delle pillole sulla musica non scelta ma creata appositamente per gli spot. Ovviamente tira fuori dal cilindro nomi importanti: Eugenio Finardi e Enrico Ruggeri. Loro sono stati protagonisti dello spot della 500, quella di metà anni novanta, che grazie alla musica, ci suggerisce Rosa, riuscirono a farla sembrare addirittura bella.

La chicca stupenda e inaspettata arriva però con la pubblicità del Calippo. Dovete sapere che Rosa oltre a essere autrice dei testi è una grande producer. Il suo successo numero uno è stato Maracaibo.

Una grande producer lavora solo con grandi musicisti  e per il Calippo lei ha collaborato con mio cantautore preferito degli anni ’80: Sergio Caputo. Con lui ha firmato anche le pubblicità della lavatrice Candy con le animazioni in stile ‘50s. Incredibili.

Così mentre guardo questi spot mi ritornano in mente il cuore di panna, la vespa con i Culture Club e i sogni di rock n roll che crescevano mentre diventavo teen ager in sella a una bmx.

Advertising has not always been spam in our emails. During the last century small works of art have been created to promote brands on commercials. In Italy we had tv ads directed by Federico Fellini, Pierpaolo Pasolini or Franco Battiato photographed with cowboy boots and stars and stripes trousers sit on a sofa. There was a lot of money around and investors could give you enough budget to create an original and unusual tv spot.

Franco Battiato

My friend Rosa Maria Lettieri was the art director of many famous spots on tv during the ‘80s. During this episode of #Pillole she talked about the music composed, and not only selected, for the spots . She mentioned big songwriters like Enrico Ruggeri and Eugenio FInardi performing some original songs for the Fiat 500 commercial in 1994 and making that car (ugly) look nicer.

The best part of our conversation was about the music compased for the ice cream “Calippo”. You must know that Rosa is an incredible producer. Her number one hit was “Maracaibo”. A big producer works only with excellent musicians and, to  have the right sound for Calippo , she choosed  Sergio Caputo. He is my favourte italian songwriter form the ‘80s and he also composed two swing songs for the washing machine Candy.

Now, while I am watching all these spots, my teen age memories are coming back with me with a cornetto algida, dreaming a ride on a vespa with the Culture Club as soundtrack, while I was growing up on my bmx.

Sull’estate del 1982 ho scritto una canzone. Perchè in quell’estate ho capito che volevo essere un musicista. L’ho capito premendo i tasti del pianoforte a casa. L’ho capito mentre provavo a scrivere un testo per una canzone che non sarebbe arrivata prima di altri dodici anni. L’ho capito in spiaggia mentre andava “Sono solo canzonette” nel Juke Box. Ho capito il senso di connessione con le persone. L’ho capito mentre guardavo, senza capirne molto, i mondiali di Spagna. Sentivo i sogni delle ragazze più grandi che dicevano -Però Cabrini è più bono!-. Sentivo l’euforia di mio padre che saltava sulla sedia e si sporcava di caffè la camicia. Sentivo l’adrenalina di quanto tutta Santa Caterina di Nardò saltava in piedi a urlare “Gooool”. E’ stata la mia prima festa quella dei Mondiali dell’82. E’ stato il modo più semplice per capire l’importanza della condivisione di un’emozione, di un piacere. E’ stato quel mondiale a regalarmi la visione di come avrei vissuto la mia vita: ballando, suonando, facendo festa con il sorriso in mezzo alla gente. Non ho mai seguito il calcio, però ,se quell’estate Bennato mi face capire da che parte stavo con la musica, Paolo Rossi, insieme a tutta la nazionale, mi ha regalato quella prima scossa di rock n roll. Grazie Paolo goleador. #love and #rocknroll

I wrote a song about the summer of 1982, because in that summer I had understood that I wanted to be a musician. I knew about it when I played with the piano keys at home and when I tried to write a song that arrived only twelve years later. I knew about it when I was on the beach and “Sono solo canzonette”  was played on the juke box. In that summer I discovered the meaning of connecting with people, and I made it while watching the Spain Worldcup. I could feel the teenage dreams when the girls said – Cabrini looks much better!-. I felt the euphoria of my dad jumping on the chair and getting dirty his shirt with some coffee. I could smell the adrenaline of all the people in Santa Caterina di Nardò jumping all together and screaming -Gooool!-. It has been my first party, that one of Mundial 1982. It has been the easiest way to understand the importance of sharing a feeling with other people. It was that Worldcup to give me the vision of my future life: dancing, playing, being in a party smiling and surrounded by people. I have neveer been a soccer guy, but if during that summer Bennato showed me the way for the music, Paolo Rossi, with all the national team, gave me the first shake of rock n roll. Thank you Paolo goleador.

Maradona 1986

Mi ricordo i campionati mondiali dell’86. Mi ricordo che quando toccava palla maradona rimanevano in silenzio, cioè non insultavamo. Perchè, anche se non eravamo tifosi del Napoli, tutti sapevamo che lui era qualcosa fuori dal normale: un campione da rispettare.

Del calcio non ne so niente. Non conosco le squadre e nemmeno i giocatori. La domenica, da ragazzo, preferivo passarla sullo skate o a suonare.

Maradona non era solo calcio.

Maradona era come James Brown.

Nessuno balla come James Brown.

Nessuno gioca come Maradona.

#love and #rocknroll

I remember the world cup in 1986. I remember that when Maradona played the ball we stayed in silence and we did not yell at him, because ,even if we were not Napoli supporters, we knew that he was something different: a champion that deserved respect.

I don’t know anything about soccer. I don’t know the teams or the players. When I was a young boy I spent my sundays on a skateboard or playing on guitars rather than watching football games.

Maradona was not only football.

Maradona was like James Brown.

No one dances like James Brown.

No one plays like Maradona.

 #love and #rocknroll

Quando è iniziato il lockdown per il Corona Virus stavo compilando una playlist che si intitola “travelling band”. Stavo organizzando le ultime tappe per il mio tour di questa primavera. In questi giorni sarei appena tornato da tre date in Irlanda. Una toccata e fuga rispetto alle altre volte perché dopo una settima

na, cioè la prossima, saremmo ripartiti per Germania, Olanda, Lussemburgo, Belgio, Svizzera e anche per le tappe di passaggio in Italia. Sarebbero stati i soliti 8000 km da percorrere in due settimane scarse.

Cambio olio, cambio gomme, tagliando e lavatrice. Documenti, dischi, 

merchandise, pedalini e corde nuove alla chitarra. Panini. Soprattutto i panini. Siamo una travelling band dell’ultima provincia del sud est, non possiamo certo affidarci ai panini dell’autogrill.

Andrea, il batterista, si occupa di farci avere rosette con un’imbottitura dal peso specifico importante. In genere io porto della frutta fresca e secca e a volte supporto anche con un extra di panini. Il basso pensa alle scorte di caffè e, insieme all’armonica, non fa mai mancare un paio di bottiglie di Jameson. Perché non si sa mai.

Esatto, in tour non si sa mai dove, come e quando.

Perché pianifichi tutto ma poi ti salta un iniettore e ti trovi in Calabria con la macchina in panne ma un meccanico della zona ti fa una riparazione alla “McGiver” con un iniettore di un’altra auto e non ti fa perdere il tour in Sicilia.

with a little help in Calabria

Perché la fitta nebbia ti fa quasi cadere in un dirupo vicino a un distributore di benzina sulle Alpi Svizzere ma passa per caso l’autopompa dei Vigili del fuoco che ti traina fuori.

Perché pensi di avere un albergo per la notte e invece sei in una casa senza riscaldamento con meno due gradi fuori e l’unico rimedio per scongiurare l’ipotermia è dormire tutti abbracciati con due stufette che funzionano a metà.

Perché il vero albergo è il giorno dopo con l’idromassaggio in camera, locale sotto la stanza e il migliore bourbon che puoi trovare.

Perché ogni tanto perdi per strada un musicista e lo ritrovi tre concerti dopo.

Perché mentre sei all’estero il gestore del locale ti chiama in disparte per parlarti dopo lo show e, mentre pensi che vuole toglierti dei soldi (come succede in Italia) lui invece ti vuole pagare di più solo perché hai suonato molto bene.

Perché ci sono applausi alla fine di un grande silenzio che non hanno prezzo.

Perché ci sono dei fiaschi memorabili che ti rendono ancora più forte.

Perché in furgone discuti animatamente di politica internazionale ma in fondo non te ne frega un cazzo.

Perché diventi amico di chi ti viene ad ascoltare.

Perché ritrovi ovunque vecchi amici che vengono al tuo concerto.

with old friends at Cafè de Oude in Eindhoven

Perché smanetti con i social ma il problema principale è sempre e comunque quanta birra ti offriranno al locale quella sera.

Perché la data migliore è sempre quella che sembra più sfigata.

Perché comprano i tuoi dischi. Anche le magliette, ma solo le large e le extra large.

Perché mentre fai un tour ne chiudi un altro lavorando dal furgone.

Perché tua figlia maggiore ti manda un sacco di messaggi scemi su messenger.

Perché tua figlia piccola ti fa cantare “nella vecchia fattoria al telefono”.

Perché tua moglie ti supporta.

Perché una travelling band è fatta da pirati che si prendono cura l’uno dell’altro.

Lo streaming l’abbiamo sempre fatto mentre eravamo in tour per connetterci con chi rimaneva a casa. Invece adesso è l’unico modo per uscire fuori. Non fa male. E’ solo diverso ma è soprattutto necessario fino a che non cambierà qualcosa. Lo streaming è uno sfogo. E’ la passeggiata con il cane dei musicisti. E’ la necessità di dover andare in farmacia ogni due giorni. Siamo gente che passa molto tempo su piccoli o grandi palchi e a qualcuno questo manca. Non siamo tutti uguali. Ci sono musicisti a cui non piace girare, esplorare, avventurarsi. Forse se la stanno vivendo meglio di noi in questo momento o forse no.

La mia famiglia e i miei amici stanno bene e per ora questo mi basta. Però sono un musicista e un pirata perché non mi basta mai quello che vedo e quello che sento. Ho sempre uno spazio nel cuore per un posto nuovo da scoprire. Cercate anche voi un po’ di spazio nel vostro cuore per una nuova band da ascoltare. Ci vediamo sulla rete.

When the lockdown started I was making a playlist called “travelling band”. I was organizing the last gigs of my spring tour. During these days I would have come back from our concerts in Ireland. Only a three gigs in a row this time, because the next week I would have gone away for two weeks playing through Netherlands, Belgium, Luxemburg, Switzerland and of course somewhere in Italy. It would have been the usual 8000 km in almost fifteen days.

Check oil, check wheels, check engine and make the laundry. Driving license, records, merchandise, guitar pedals and new strings. Panini. Obviously Panini. We are a travelling band from the south east of Italy and we don’t trust in the food that we can find at the snack bars on the highway.

Andrea, the drummer, takes care of our big Panini. I usually bring some fresh fruits and nuts. The bass brings coffee, the coffee machine and with the harmonica he will take care of a couple of bottles of Jameson. Because you never know…

Yes! On tour you never know where, how and when.

Because you have planned everything but your car stuck down in Calabria and a mechanic from a local garage take care of the engine with a “MacGyver” trick and he put you back on the road and your tour in Sicily is safe.

Because you are driving through the Swiss Alps with the fog and you go off road but a fire truck is passing near by and they tow you back on the road.

Because you think you’ll sleep in a big hotel room but instead you will go to an old house and the only way to survive it is to stay four people embraced all together in one bed with a half broken old heater.

Because the big hotel is on the next day with a Jacuzzi in your big room, the club just down your hotel and the best bourbon at the bar.

Because sometimes you lost one musician on the road and you find him back three days later.

Because after the show the manager of the club want to talk and you are afraid that is about money but it happens that he wants to pay you more because you have played a great gig.

Because a great applause after a big silence has no price.

Because there are flops that makes you stronger.

Because you argue on international politics while driving but honestly you don’t care abot it at all.

Because you become friend with someone who has come to the listen to your band.

Because sometime old friends showed up to your gig.

Because you spent hours to promote your music on the socials but you are only worried about how many beers they will offer you at the venue.

Because the coolest gig is the that seemed to be the worst one.

Because they buy your records. They also buy your t-shirt but only Large and X Large.

Because you organize the next tour while you are on tour working in the van.

Because your eldest daughter sends you silly stickers on messenger.

Because the youngest daughter makes you sing “vecchia fattoria” on the phone.

Because your wife supports you.

Because a travelling band is a group assembled by pirates that take care for each other.

We have always been live on Facebook while we were on tour. It was our way to connect the band with all the people that were too far from the gig. Now, it is the only way to go out. It’s not dangerous and it’s different and probably necessary until something will change. The streaming is an outburst. It’s the “walk with the dog” of the musicians (in Italy we can go out from our houses only to have a walk with our dogs and few other things). We have been so many times on small and big stages and now we are missing the audience. We are not the same as we were before.

My family and my friends are all ok in this moment and this is enough to make me feel good. I’m a musician and a pirate because I can’t get enough of what I see and what I hear. I will always have a little space in my heart to fall in love with a new town while we are on tour. Please have a look in your heart to find a little space for a new band to listen to. See you all on the web.

armonica, bass, me, the drums

“With a Little help from my friends” – the Beatles.

“Aiutati che Dio ti aiuta” – la mia prozia Ninì.

A chi devono chiedere aiuto i musicisti in Italia? Una bella domanda la cui risposta probabilmente sarà quella sbagliata, come diceva Corrado Guzzanti. Gli aiuti del Governo per i lavoratori dello spettacolo ci sono. Non sono molti e come per tutti sono i 600 euro dell’INPS.

Per avere accesso agli aiuti ai lavoratori dello spettacolo, il musicista, doveva avere trenta giornate di contributi versati durante l’anno 2019 e un reddito al di sotto dei 25.000 euro. E’ una richiesta normale e minima: se il tuo lavoro è quello del musicista e fai meno di 2,5 serate al mese allora c’è qualcosa che non quadra, a meno che non hai un cachet di 1000 euro a serata.

Una parte della colpa di questa situazione è del musicista stesso, che preferisce farsi pagare in nero per evitare di versare ritenute d’acconto e i 18 euro e 50 centesimi all’Inps. L’altra parte della colpa è del gestore del locale che, a fine serata, ti comunica di non aver aperto la siae e quindi non ti fa generare fattura. L’ultima parte è del Governo, non solo dell’ultimo ma di tutti quelli che si sono succeduti dalle prime ore di vita della nostra Repubblica.

La musica, più che lo spettacolo, è stata sempre vista come un secondo lavoro o anche romanticamente solo come passione. Sul sito dell’INPS non c’è nemmeno una sezione dedicata ai musicisti/dj, ma siamo inseriti in un calderone insieme a tutti gli operatori dello spettacolo e anche sportivi. Sul sito INPS siamo catalogati come “Aziende” e dichiariamo mensilmente i contributi versati ai nostri “Dipendenti”, che non abbiamo, semplicemente perché non siamo un’azienda con dipendenti. Questo non per essere pignoli, ma per fare capire quanto è leggero il peso della nostra categoria in Italia che non si merita nemmeno una sezione dedicata sul sito della previdenza sociale.

In Irlanda i musicisti non pagano tasse fino a 50.000 euro se rientrano in una categoria creativa: quindi non le cover band ma chi suona e produce dischi di musica originale. Il materiale viene selezionato da una commissione che si assicura del lavoro del musicista. La misura del governo irlandese tiene conto del fatto che tutte le band sono in tour con una strumentazione pari al valore di quella di uno studio dentistico per poi guadagnare pochissimo. Certo essere musicista è una scelta che ha i suoi pro e i suoi contro e sono anche fatti tuoi. E’ anche, però, una bellissima scelta quella di proteggere una categoria che aiuta a farti tornare il sorriso dopo una giornata pesante, che ti fa ballare o che ti aiuta nella socializzazione o durante la solitudine.

I musicisti, dj e lavoratori dello spettacolo dovranno essere aiutati soprattutto nel “dopo Corona Virus” e bisognerà riscrivere l’inquadramento di tutti lavoratori coinvolti nello spettacolo.

In questo momento di emergenza mondiale, però, quali sono gli aiuti riservati ai musicisti in Italia?

INPS. Abbiamo già detto che i lavoratori dello spettacolo potevano fare richiesta dei 600 euro a fronte di 30 giornate contributive durante l’anno 2019 e un reddito minore di 25.000 euro.

SIAE. La società di collecting ha creato un Fondo di Solidarietà di emergenza per acquistare pacchi alimentari da distribuire agli associati in condizioni di indigenza e/o invalidità e/o in precarie condizioni di salute che ne faranno richiesta.

NUOVO IMAIE. E’ stato istituito un fondo di emergenza sociale a cui possono accedere tutti gli iscritti che hanno perso date da febbraio fino al prossimo 30 giugno.

SOUNDREEF. Ha programmato di aiutare chi nel 2019 non ha superato i 10.000 euro di compensi con un anticipo delle royalties future.

Le misure sono poche ma proporzionate al peso “ufficiale” i musicisti nel nostro paese. Mi chiedo per quanto ancora vogliamo essere invisibili. Posso permettermi di scrivere in questo modo perché la musica è la mia vita da più di vent’anni e in tutti questo tempo ho trovato poche sponde tra i miei colleghi.

Siamo dei cani sciolti e forse ci va bene esserlo. Io preferirei che fossimo dei pirati buoni. Tanti pirati tutti insieme su un galeone che è sempre in movimento. Sempre in esplorazione però visibili e riconoscibili. Per una volta vorrei essere un numero. Vorrei dire che sono il numero 150456 della ciurma dei pirati musicisti e vorrei chiedere di farci essere dei musicisti con tutta la dignità e l’incertezza che questo nome ha dentro di sé. Con tutte le scelte sbagliate che facciamo e con tutti gli errori della vita del rock n roll, ma anche con tutte le emozioni che vi regaliamo. Perché, fino a prova contraria, il più grande dei nostri problemi è che di musica ne comprate veramente poca.

Mi piace chiamare il Covid 19 “il Virus”, con la V maiuscola. Un signor virus. Una pandemia non è cosa da tutti i tempi. E’ riuscito a fermare gran parte della  produzione, dell’inquinamento, delle guerre, degli sprechi e delle nostre abitudini. E’ anche riuscito a fermare un grande numero di vite. E’ riuscito a spezzare catene di affetti e di legami condivisi, nascosti, necessari o effimeri e a generare un grande comune denominatore che è il dolore.

Il dolore è l’ingrediente che ogni musicista dosa spesso in un album o in una canzone. A volte si scrivono capolavori, ma spesso arrivano brani con testi malinconici che dipingono una storia finita condita con grande pathos per descrivere un trasloco o una struggente verità svelata in un messaggio whatsapp.

casa di Anna Frank

Per fortuna in molti avevamo dimenticato il senso del dolore collettivo. Ed è proprio a questo che il dolore ci ha trovati impreparati. E’ come se ci fossimo tuffati dall’effimero di The Importance of Being Earnest” allo sfogo di “De Prufundis” in un pomeriggio di primavera. Quindi ora nelle nostre canzoni di cosa dobbiamo parlare? Cosa ci emoziona? Come facciamo a essere più profondi di 800 morti al giorno.Quando avevo l’età di mia figlia maggiore, dieci anni, ho letto “Il Diario di Anna Frank”. Essere rifugiati, nascosti, crescere in una situazione di costante pericolo per la cattiveria degli esseri umani mi sconvolgeva e, allo stesso tempo, mi faceva diventare sempre più curioso nella lettura. Un particolare che ricordo bene è il racconto del momento della sintonizzazione della radio per avere il bollettino di guerra o ascoltare la musica che veniva programmata. Perché la musica aiuta chi vuole essere aiutato, sempre e senza nessuna controindicazione

.Il ruolo della musica è chiaro ma qual è quello del musicista? Di sicuro in questi giorni c’è l’importanza del dolore condiviso che è un importante confine da rispettare. E’ impossibile suonare per esprimere un dolore così grande, ma nemmeno fare finta che tutto questo non stia accadendo.

Il ruolo del musicista è quindi legato al ruolo della musica, perchè siamo sempre stati un mezzo di trasporto per quello che potrebbe provocare un attimo di fuga, di distensione, di pace, di malinconia. C’è chi ha la forza di suonare e di parlare e chi emotivamente non ce la sta facendo. Ma non è in crisi. L’unica crisi, al di fuori del virus, non è nella creatività ma nella contabilità. E questo disturba chi la musica, con tutto rispetto, la fa solo per soldi e non per l’anima. Mozart è morto povero ed è stato seppellito in una fossa comune, al suo funerale non c’erano presenti né familiari nè amici. Mozart. Mozart. Mozart.

Sono sempre stato felice di suonare per le cinquanta persone del discorso al Nobel di Bob Dylan. Sono felice se anche una sola persona mi chiede di suonare una canzone o di mettere un disco. La musica è la mia vita. Suonare è un privilegio. L’amore e la vita sono una fortuna.

I like to call the Covid 19 as “The Virus”, with capital V. Mr Virus. A pandemic is not an everyday event. It has been able to stop most of the productions, pollution, war and our habits. It has been able to stop a big number of lives. It has been able to break the chain of love and of public, hidden, very or not important relations.

Pain is one of the main ingredients that every musician put into an album or into a song. Sometimes someone writes a masterpiece. Most of the times we listen to new tracks with melancholic lyrics about a broken heart story, and it is also enriched with a deep pathos that it will help the songwriter on the second verse that it is about him moving to another house or replying to a whatsapp message.Luckily most of us have never known before the meaning of a shared pain. We were not prepared to this. It has been like we’d have jumped from the lightness of “The importance of being Earnest” to the intimacy of the “De Prufundis” during a sunny spring afternoon. What should it be the importance of our songs now? How our words can be more important than 800 people dead in a day?

When I was the same age of my eldest daughter, ten years old, I read “the Diary of Anne Frank”. The description of being a refugee living a hidden life and in constant danger due to the evil part of the human beings it shocked me but it also thrilled my reading. I remember well the description of Anne listening to the radio the war bulletin  and the music selection . Music helps whom wants to get help, every time and without any contraindications.

The role of music is clear but what about the musician. The shared pain is a border that can’t be crossed during these days. It’s impossible to play and to express such a big pain but we can’t pretend that this is not happening at all.

The role of a musician has a strong  bond to the role of music. We have always been carriers of what can bring a moment of joy, escape, sadness or peace to our audience. Someone has the mood to speak and to play. Someone can’t do it now but not for a creative block. The only crisis, except the Virus, is on accounting and not on creativity. This situation is disturbing who makes music only for the money and not for the soul (or the show!). Mozart passed away poor and there were no one from his friends or family while he was getting buried. Mozart. Mozart. Mozart.

I have always been happy to perform for the “fifty people” of the letter that Dylan wrote for his Nobel Prize. I am happy even if it is only one person to ask me to play a song or spin a record. Music is my life. To play music is a privilege. Love and life are a fortune.

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