TOBIA LAMARE

dirty soul surf rock from south east Italy

Quando è iniziato il lockdown per il Corona Virus stavo compilando una playlist che si intitola “travelling band”. Stavo organizzando le ultime tappe per il mio tour di questa primavera. In questi giorni sarei appena tornato da tre date in Irlanda. Una toccata e fuga rispetto alle altre volte perché dopo una settima

na, cioè la prossima, saremmo ripartiti per Germania, Olanda, Lussemburgo, Belgio, Svizzera e anche per le tappe di passaggio in Italia. Sarebbero stati i soliti 8000 km da percorrere in due settimane scarse.

Cambio olio, cambio gomme, tagliando e lavatrice. Documenti, dischi, 

merchandise, pedalini e corde nuove alla chitarra. Panini. Soprattutto i panini. Siamo una travelling band dell’ultima provincia del sud est, non possiamo certo affidarci ai panini dell’autogrill.

Andrea, il batterista, si occupa di farci avere rosette con un’imbottitura dal peso specifico importante. In genere io porto della frutta fresca e secca e a volte supporto anche con un extra di panini. Il basso pensa alle scorte di caffè e, insieme all’armonica, non fa mai mancare un paio di bottiglie di Jameson. Perché non si sa mai.

Esatto, in tour non si sa mai dove, come e quando.

Perché pianifichi tutto ma poi ti salta un iniettore e ti trovi in Calabria con la macchina in panne ma un meccanico della zona ti fa una riparazione alla “McGiver” con un iniettore di un’altra auto e non ti fa perdere il tour in Sicilia.

with a little help in Calabria

Perché la fitta nebbia ti fa quasi cadere in un dirupo vicino a un distributore di benzina sulle Alpi Svizzere ma passa per caso l’autopompa dei Vigili del fuoco che ti traina fuori.

Perché pensi di avere un albergo per la notte e invece sei in una casa senza riscaldamento con meno due gradi fuori e l’unico rimedio per scongiurare l’ipotermia è dormire tutti abbracciati con due stufette che funzionano a metà.

Perché il vero albergo è il giorno dopo con l’idromassaggio in camera, locale sotto la stanza e il migliore bourbon che puoi trovare.

Perché ogni tanto perdi per strada un musicista e lo ritrovi tre concerti dopo.

Perché mentre sei all’estero il gestore del locale ti chiama in disparte per parlarti dopo lo show e, mentre pensi che vuole toglierti dei soldi (come succede in Italia) lui invece ti vuole pagare di più solo perché hai suonato molto bene.

Perché ci sono applausi alla fine di un grande silenzio che non hanno prezzo.

Perché ci sono dei fiaschi memorabili che ti rendono ancora più forte.

Perché in furgone discuti animatamente di politica internazionale ma in fondo non te ne frega un cazzo.

Perché diventi amico di chi ti viene ad ascoltare.

Perché ritrovi ovunque vecchi amici che vengono al tuo concerto.

with old friends at Cafè de Oude in Eindhoven

Perché smanetti con i social ma il problema principale è sempre e comunque quanta birra ti offriranno al locale quella sera.

Perché la data migliore è sempre quella che sembra più sfigata.

Perché comprano i tuoi dischi. Anche le magliette, ma solo le large e le extra large.

Perché mentre fai un tour ne chiudi un altro lavorando dal furgone.

Perché tua figlia maggiore ti manda un sacco di messaggi scemi su messenger.

Perché tua figlia piccola ti fa cantare “nella vecchia fattoria al telefono”.

Perché tua moglie ti supporta.

Perché una travelling band è fatta da pirati che si prendono cura l’uno dell’altro.

Lo streaming l’abbiamo sempre fatto mentre eravamo in tour per connetterci con chi rimaneva a casa. Invece adesso è l’unico modo per uscire fuori. Non fa male. E’ solo diverso ma è soprattutto necessario fino a che non cambierà qualcosa. Lo streaming è uno sfogo. E’ la passeggiata con il cane dei musicisti. E’ la necessità di dover andare in farmacia ogni due giorni. Siamo gente che passa molto tempo su piccoli o grandi palchi e a qualcuno questo manca. Non siamo tutti uguali. Ci sono musicisti a cui non piace girare, esplorare, avventurarsi. Forse se la stanno vivendo meglio di noi in questo momento o forse no.

La mia famiglia e i miei amici stanno bene e per ora questo mi basta. Però sono un musicista e un pirata perché non mi basta mai quello che vedo e quello che sento. Ho sempre uno spazio nel cuore per un posto nuovo da scoprire. Cercate anche voi un po’ di spazio nel vostro cuore per una nuova band da ascoltare. Ci vediamo sulla rete.

When the lockdown started I was making a playlist called “travelling band”. I was organizing the last gigs of my spring tour. During these days I would have come back from our concerts in Ireland. Only a three gigs in a row this time, because the next week I would have gone away for two weeks playing through Netherlands, Belgium, Luxemburg, Switzerland and of course somewhere in Italy. It would have been the usual 8000 km in almost fifteen days.

Check oil, check wheels, check engine and make the laundry. Driving license, records, merchandise, guitar pedals and new strings. Panini. Obviously Panini. We are a travelling band from the south east of Italy and we don’t trust in the food that we can find at the snack bars on the highway.

Andrea, the drummer, takes care of our big Panini. I usually bring some fresh fruits and nuts. The bass brings coffee, the coffee machine and with the harmonica he will take care of a couple of bottles of Jameson. Because you never know…

Yes! On tour you never know where, how and when.

Because you have planned everything but your car stuck down in Calabria and a mechanic from a local garage take care of the engine with a “MacGyver” trick and he put you back on the road and your tour in Sicily is safe.

Because you are driving through the Swiss Alps with the fog and you go off road but a fire truck is passing near by and they tow you back on the road.

Because you think you’ll sleep in a big hotel room but instead you will go to an old house and the only way to survive it is to stay four people embraced all together in one bed with a half broken old heater.

Because the big hotel is on the next day with a Jacuzzi in your big room, the club just down your hotel and the best bourbon at the bar.

Because sometimes you lost one musician on the road and you find him back three days later.

Because after the show the manager of the club want to talk and you are afraid that is about money but it happens that he wants to pay you more because you have played a great gig.

Because a great applause after a big silence has no price.

Because there are flops that makes you stronger.

Because you argue on international politics while driving but honestly you don’t care abot it at all.

Because you become friend with someone who has come to the listen to your band.

Because sometime old friends showed up to your gig.

Because you spent hours to promote your music on the socials but you are only worried about how many beers they will offer you at the venue.

Because the coolest gig is the that seemed to be the worst one.

Because they buy your records. They also buy your t-shirt but only Large and X Large.

Because you organize the next tour while you are on tour working in the van.

Because your eldest daughter sends you silly stickers on messenger.

Because the youngest daughter makes you sing “vecchia fattoria” on the phone.

Because your wife supports you.

Because a travelling band is a group assembled by pirates that take care for each other.

We have always been live on Facebook while we were on tour. It was our way to connect the band with all the people that were too far from the gig. Now, it is the only way to go out. It’s not dangerous and it’s different and probably necessary until something will change. The streaming is an outburst. It’s the “walk with the dog” of the musicians (in Italy we can go out from our houses only to have a walk with our dogs and few other things). We have been so many times on small and big stages and now we are missing the audience. We are not the same as we were before.

My family and my friends are all ok in this moment and this is enough to make me feel good. I’m a musician and a pirate because I can’t get enough of what I see and what I hear. I will always have a little space in my heart to fall in love with a new town while we are on tour. Please have a look in your heart to find a little space for a new band to listen to. See you all on the web.

armonica, bass, me, the drums

“With a Little help from my friends” – the Beatles.

“Aiutati che Dio ti aiuta” – la mia prozia Ninì.

A chi devono chiedere aiuto i musicisti in Italia? Una bella domanda la cui risposta probabilmente sarà quella sbagliata, come diceva Corrado Guzzanti. Gli aiuti del Governo per i lavoratori dello spettacolo ci sono. Non sono molti e come per tutti sono i 600 euro dell’INPS.

Per avere accesso agli aiuti ai lavoratori dello spettacolo, il musicista, doveva avere trenta giornate di contributi versati durante l’anno 2019 e un reddito al di sotto dei 25.000 euro. E’ una richiesta normale e minima: se il tuo lavoro è quello del musicista e fai meno di 2,5 serate al mese allora c’è qualcosa che non quadra, a meno che non hai un cachet di 1000 euro a serata.

Una parte della colpa di questa situazione è del musicista stesso, che preferisce farsi pagare in nero per evitare di versare ritenute d’acconto e i 18 euro e 50 centesimi all’Inps. L’altra parte della colpa è del gestore del locale che, a fine serata, ti comunica di non aver aperto la siae e quindi non ti fa generare fattura. L’ultima parte è del Governo, non solo dell’ultimo ma di tutti quelli che si sono succeduti dalle prime ore di vita della nostra Repubblica.

La musica, più che lo spettacolo, è stata sempre vista come un secondo lavoro o anche romanticamente solo come passione. Sul sito dell’INPS non c’è nemmeno una sezione dedicata ai musicisti/dj, ma siamo inseriti in un calderone insieme a tutti gli operatori dello spettacolo e anche sportivi. Sul sito INPS siamo catalogati come “Aziende” e dichiariamo mensilmente i contributi versati ai nostri “Dipendenti”, che non abbiamo, semplicemente perché non siamo un’azienda con dipendenti. Questo non per essere pignoli, ma per fare capire quanto è leggero il peso della nostra categoria in Italia che non si merita nemmeno una sezione dedicata sul sito della previdenza sociale.

In Irlanda i musicisti non pagano tasse fino a 50.000 euro se rientrano in una categoria creativa: quindi non le cover band ma chi suona e produce dischi di musica originale. Il materiale viene selezionato da una commissione che si assicura del lavoro del musicista. La misura del governo irlandese tiene conto del fatto che tutte le band sono in tour con una strumentazione pari al valore di quella di uno studio dentistico per poi guadagnare pochissimo. Certo essere musicista è una scelta che ha i suoi pro e i suoi contro e sono anche fatti tuoi. E’ anche, però, una bellissima scelta quella di proteggere una categoria che aiuta a farti tornare il sorriso dopo una giornata pesante, che ti fa ballare o che ti aiuta nella socializzazione o durante la solitudine.

I musicisti, dj e lavoratori dello spettacolo dovranno essere aiutati soprattutto nel “dopo Corona Virus” e bisognerà riscrivere l’inquadramento di tutti lavoratori coinvolti nello spettacolo.

In questo momento di emergenza mondiale, però, quali sono gli aiuti riservati ai musicisti in Italia?

INPS. Abbiamo già detto che i lavoratori dello spettacolo potevano fare richiesta dei 600 euro a fronte di 30 giornate contributive durante l’anno 2019 e un reddito minore di 25.000 euro.

SIAE. La società di collecting ha creato un Fondo di Solidarietà di emergenza per acquistare pacchi alimentari da distribuire agli associati in condizioni di indigenza e/o invalidità e/o in precarie condizioni di salute che ne faranno richiesta.

NUOVO IMAIE. E’ stato istituito un fondo di emergenza sociale a cui possono accedere tutti gli iscritti che hanno perso date da febbraio fino al prossimo 30 giugno.

SOUNDREEF. Ha programmato di aiutare chi nel 2019 non ha superato i 10.000 euro di compensi con un anticipo delle royalties future.

Le misure sono poche ma proporzionate al peso “ufficiale” i musicisti nel nostro paese. Mi chiedo per quanto ancora vogliamo essere invisibili. Posso permettermi di scrivere in questo modo perché la musica è la mia vita da più di vent’anni e in tutti questo tempo ho trovato poche sponde tra i miei colleghi.

Siamo dei cani sciolti e forse ci va bene esserlo. Io preferirei che fossimo dei pirati buoni. Tanti pirati tutti insieme su un galeone che è sempre in movimento. Sempre in esplorazione però visibili e riconoscibili. Per una volta vorrei essere un numero. Vorrei dire che sono il numero 150456 della ciurma dei pirati musicisti e vorrei chiedere di farci essere dei musicisti con tutta la dignità e l’incertezza che questo nome ha dentro di sé. Con tutte le scelte sbagliate che facciamo e con tutti gli errori della vita del rock n roll, ma anche con tutte le emozioni che vi regaliamo. Perché, fino a prova contraria, il più grande dei nostri problemi è che di musica ne comprate veramente poca.

Mi piace chiamare il Covid 19 “il Virus”, con la V maiuscola. Un signor virus. Una pandemia non è cosa da tutti i tempi. E’ riuscito a fermare gran parte della  produzione, dell’inquinamento, delle guerre, degli sprechi e delle nostre abitudini. E’ anche riuscito a fermare un grande numero di vite. E’ riuscito a spezzare catene di affetti e di legami condivisi, nascosti, necessari o effimeri e a generare un grande comune denominatore che è il dolore.

Il dolore è l’ingrediente che ogni musicista dosa spesso in un album o in una canzone. A volte si scrivono capolavori, ma spesso arrivano brani con testi malinconici che dipingono una storia finita condita con grande pathos per descrivere un trasloco o una struggente verità svelata in un messaggio whatsapp.

casa di Anna Frank

Per fortuna in molti avevamo dimenticato il senso del dolore collettivo. Ed è proprio a questo che il dolore ci ha trovati impreparati. E’ come se ci fossimo tuffati dall’effimero di The Importance of Being Earnest” allo sfogo di “De Prufundis” in un pomeriggio di primavera. Quindi ora nelle nostre canzoni di cosa dobbiamo parlare? Cosa ci emoziona? Come facciamo a essere più profondi di 800 morti al giorno.Quando avevo l’età di mia figlia maggiore, dieci anni, ho letto “Il Diario di Anna Frank”. Essere rifugiati, nascosti, crescere in una situazione di costante pericolo per la cattiveria degli esseri umani mi sconvolgeva e, allo stesso tempo, mi faceva diventare sempre più curioso nella lettura. Un particolare che ricordo bene è il racconto del momento della sintonizzazione della radio per avere il bollettino di guerra o ascoltare la musica che veniva programmata. Perché la musica aiuta chi vuole essere aiutato, sempre e senza nessuna controindicazione

.Il ruolo della musica è chiaro ma qual è quello del musicista? Di sicuro in questi giorni c’è l’importanza del dolore condiviso che è un importante confine da rispettare. E’ impossibile suonare per esprimere un dolore così grande, ma nemmeno fare finta che tutto questo non stia accadendo.

Il ruolo del musicista è quindi legato al ruolo della musica, perchè siamo sempre stati un mezzo di trasporto per quello che potrebbe provocare un attimo di fuga, di distensione, di pace, di malinconia. C’è chi ha la forza di suonare e di parlare e chi emotivamente non ce la sta facendo. Ma non è in crisi. L’unica crisi, al di fuori del virus, non è nella creatività ma nella contabilità. E questo disturba chi la musica, con tutto rispetto, la fa solo per soldi e non per l’anima. Mozart è morto povero ed è stato seppellito in una fossa comune, al suo funerale non c’erano presenti né familiari nè amici. Mozart. Mozart. Mozart.

Sono sempre stato felice di suonare per le cinquanta persone del discorso al Nobel di Bob Dylan. Sono felice se anche una sola persona mi chiede di suonare una canzone o di mettere un disco. La musica è la mia vita. Suonare è un privilegio. L’amore e la vita sono una fortuna.

I like to call the Covid 19 as “The Virus”, with capital V. Mr Virus. A pandemic is not an everyday event. It has been able to stop most of the productions, pollution, war and our habits. It has been able to stop a big number of lives. It has been able to break the chain of love and of public, hidden, very or not important relations.

Pain is one of the main ingredients that every musician put into an album or into a song. Sometimes someone writes a masterpiece. Most of the times we listen to new tracks with melancholic lyrics about a broken heart story, and it is also enriched with a deep pathos that it will help the songwriter on the second verse that it is about him moving to another house or replying to a whatsapp message.Luckily most of us have never known before the meaning of a shared pain. We were not prepared to this. It has been like we’d have jumped from the lightness of “The importance of being Earnest” to the intimacy of the “De Prufundis” during a sunny spring afternoon. What should it be the importance of our songs now? How our words can be more important than 800 people dead in a day?

When I was the same age of my eldest daughter, ten years old, I read “the Diary of Anne Frank”. The description of being a refugee living a hidden life and in constant danger due to the evil part of the human beings it shocked me but it also thrilled my reading. I remember well the description of Anne listening to the radio the war bulletin  and the music selection . Music helps whom wants to get help, every time and without any contraindications.

The role of music is clear but what about the musician. The shared pain is a border that can’t be crossed during these days. It’s impossible to play and to express such a big pain but we can’t pretend that this is not happening at all.

The role of a musician has a strong  bond to the role of music. We have always been carriers of what can bring a moment of joy, escape, sadness or peace to our audience. Someone has the mood to speak and to play. Someone can’t do it now but not for a creative block. The only crisis, except the Virus, is on accounting and not on creativity. This situation is disturbing who makes music only for the money and not for the soul (or the show!). Mozart passed away poor and there were no one from his friends or family while he was getting buried. Mozart. Mozart. Mozart.

I have always been happy to perform for the “fifty people” of the letter that Dylan wrote for his Nobel Prize. I am happy even if it is only one person to ask me to play a song or spin a record. Music is my life. To play music is a privilege. Love and life are a fortune.

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